Visualizzazione post con etichetta Dal Molin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dal Molin. Mostra tutti i post

venerdì 8 luglio 2011

Il testo del Protocollo d'intesa sulle compensazioni per il Dal Molin

Di seguito, il testo del Protocollo d'intesa sulle compensazioni per il Dal Molin sottoscritto questa mattina dal sindaco al sindaco Achille Variati per il Comune di Vicenza, dall’on. Gianni Letta per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal ministro Ignazio La Russa per la Difesa, dal ministro Giulio Tremonti per l’Economia e le Finanze, dal sottosegretario Bartolomeo Giachino per le Infrastrutture e Trasporti e dal presidente ANAS Pietro Ciucci.



PROTOCOLLO D’INTESA



TRA


PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI


MINISTERO DELLA DIFESA


MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE


MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI


ANAS


COMUNE DI VICENZA


Con oggetto interventi di mitigazione/compensazione per l’ampliamento dell’insediamento militare americano all’aeroporto “Dal Molin” di Vicenza.


PREMESSO CHE:

- il Governo Italiano, nell’esercizio dei propri poteri politici concernenti la difesa nazionale e la gestione degli accordi internazionali in vigore, mantiene ininterrottamente fermo l’intendimento di realizzare l’ampliamento della base americana di Vicenza che, nella presente occasione, ulteriormente conferma e ribadisce, a tal fine pienamente riconoscendo tutti gli atti finora adottati da funzionari pubblici per consentire e realizzare detto ampliamento; riconosciuto meritevole di esser perseguito l’obiettivo di mitigare e di compensare gli oneri gravanti sulla città di Vicenza e sui territori dei comuni contermini;

- il Governo italiano e, segnatamente, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della difesa, il Ministero dell’economia e delle finanze, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dando seguito agli impegni politici assunti e conseguentemente ai trattati sottoscritti nelle competenti sedi internazionali con gli Stati Uniti d’America, hanno finora adottato i necessari atti di competenza per la realizzazione dell’ampliamento della base americana di Vicenza all’interno del sito dell’ex aeroporto “Dal Molin”, procedendo alla consegna del sedime e degli immobili demaniali ubicati nell’ambito del compendio di detto aeroporto militare al Comando USA SETAF;


- con d.P.R. 13 luglio 2007 e d.P.R. 01 ottobre 2009 è stato, rispettivamente nominato e confermato, l’On. Paolo Costa quale Commissario straordinario del Governo per lo svolgimento delle attività necessarie a favorire la realizzazione dell’ampliamento dell’insediamento militare americano all’interno dell’aeroporto “Dal Molin” di Vicenza;


VISTI:



- l’articolo 11 della legge 23 agosto 1988 n. 400 e successive modificazioni ed integrazioni;



- il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni ed integrazioni;



- il verbale di consegna provvisoria datato 29 maggio 2008, con il quale sono stati consegnati all’ENAC, da parte dell’Amministrazione Difesa, immobili demaniali, per il tramite dell’Agenzia del Demanio, ubicati nell’aeroporto militare “T. Dal Molin” di Vicenza, di pertinenza del demanio pubblico dello Stato - ramo Difesa aeronautica;



- la delibera CIPE n. 15 del 5 maggio 2011 che modifica la precedente delibera CIPE n°5/2009;



- Il testo della Convenzione Unica ANAS-Società Autostrade Brescia-Padova S.p.a. di cui alla delibera CIPE n. 14/2011;



- la relazione finale del Commissario straordinario del Governo per lo svolgimento delle attività necessarie a favorire la realizzazione dell’ampliamento dell’insediamento militare americano all’interno dell’aeroporto “Dal Molin” di Vicenza, presentata al Consiglio dei Ministri in data 20 settembre 2010;



- il permanere dell’interesse nazionale a definire i termini nei quali l’insediamento americano può essere completato, nonché le compensazioni territoriali per agevolarne l’armonico inserimento nel tessuto locale;



- l’intesa generale quadro per l’integrazione del Programma delle infrastrutture strategiche siglata in data 16 giugno 2011 fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Regione del Veneto;



- il Protocollo d’intesa avente per oggetto la realizzazione del progetto preliminare della viabilità e delle opere connesse al collegamento Nordest di Vicenza – da qui “Tangenziale Nordest” – sottoscritto il 18 dicembre 2009 dalla Provincia di Vicenza, dal Comune di Vicenza, dal Comune di Monticello Conte Otto, dal Comune di Costabissara e dal Comune di Caldogno;



TENUTO CONTO CHE:



- il Comune di Vicenza coinvolto nell’ampliamento dell’aeroporto “dal Molin” ha manifestato l’interesse ad addivenire ad un accordo, anche con la firma del presente protocollo, con il coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri;- permangono residuali interessi per un eventuale futuro uso aeronautico civile e di difesa nazionale a tutela del confine est dell’insediamento militare allo scopo di consentirne la vigilanza e l’intangibilità;



TUTTO QUANTO SOPRA PREMESSO, CONVENGONO QUANTO SEGUE


Articolo 1

Premesse



Le premesse costituiscono parte integrante e sostanziale del presente atto.



Articolo 2

Oggetto


Il presente protocollo definisce termini, modalità e impegni volti a garantire che le problematiche, connesse all’ampliamento dell’insediamento militare americano nell’aeroporto “Dal Molin” di Vicenza, trovino soluzione nell’ambito delle rispettive competenze dei sottoscrittori dell’intesa.



Articolo 3

Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti



1. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, preso atto della necessità di realizzare un sistema viario funzionale alla riduzione del traffico veicolare che attraversa il centro abitato di Vicenza e dell’emergenza ambientale del territorio vicentino così come richiamato nelle premesse del Protocollo d’Intesa siglato in data 18 dicembre 2009 fra Provincia di Vicenza, Comune di Vicenza, Comune di Monticello Conte Otto, Comune di Costabissara e Comune di Caldogno, ed al fine di consentire la realizzazione della tangenziale Nordest di Vicenza, in base all’art. 2bis della Convenzione ANAS/Autostrada Brescia Padova, darà mandato all’ANAS quale società concedente di richiedere alla società concessionaria Autostrade Brescia Padova S.p.a. la realizzazione dell’opera e di trasmettere al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti entro il 31 marzo 2012 il progetto preliminare della Tangenziale Nordest di Vicenza.


Articolo 4

Presidenza del Consiglio dei Ministri



1. Promuoverà la formazione degli atti e le procedure che si renderanno di volta in volta necessari per il perseguimento delle finalità e dei contenuti previsti nel presente accordo.



2. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, dato atto dell’attuale insussistenza di interesse militare al sedime residuale dell’area dell’ex aeroporto “dal Molin”, manifestata, anche in questo atto dal Ministero della difesa e dell’attuale insussistenza di interesse all’uso civile dell’aeroporto manifestata dal Ministero delle infrastrutture e trasporti anche in questo atto, definita la destinazione della parte residuale del sedime di demanio pubblico dello stato non occupato dall’insediamento militare americano (planimetria in all. 1), si impegna a sollecitare l’attuazione delle procedure per il trasferimento definitivo di tale parte residuale dal ministero della difesa all’agenzia del demanio, per il tramite della competente Direzione generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa, al fine di consentire il successivo trasferimento dall’Agenzia del demanio al Comune di Vicenza, mediante concessione di durata cinquantennale, ai sensi del d.P.R. 13 settembre 2005 n. 296 da adottarsi entro il 31 dicembre 2011. Le modalità di tutela degli interessi militari saranno fatte rilevare nell’ambito del verbale di consegna della predetta concessione.



Articolo 5

Impegni del Comune di Vicenza



1. Il Comune di Vicenza si impegna a mantenere integra l’area che verrà affidata in uso con la concessione dell’Agenzia del Demanio di cui all’articolo 4 comma 2, preservandone il confine ovest con l’insediamento militare sulla base delle prescrizioni che saranno definite in sede di verbale di consegna.



2. Il Comune si impegna a realizzare una nuova infrastruttura pubblica a prevalente vocazione ambientale e ricreativa, conformemente alla classificazione urbanistica prevista dalla deliberazione del Consiglio comunale del 19 febbraio 2009, n. 14.



3. Per l’attuazione di quanto previsto al comma 2, il Comune di Vicenza procederà ad interventi di bonifica bellica e ambientale nonché ad interventi connessi alla realizzazione dell’infrastruttura, a tal fine utilizzando 10.5 milioni di euro di cui al punto 2.1 della precitata delibera CIPE n. 15 del 5 maggio 2011.



4. Il Comune, inoltre, si impegna ad osservare un vincolo di inedificabilità del sedime, salvo i volumi strettamente necessari per l’esercizio delle funzioni connesse alla destinazione ambientale e ricreativa. Sul progetto di realizzazione dell’infrastruttura a vocazione ambientale e ricreativa di cui al comma 2, il Comune di Vicenza acquisirà il parere vincolante della Direzione generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa.



5. La gestione della nuova infrastruttura pubblica per l’esercizio delle funzioni di cui sopra rimane in capo al Comune di Vicenza per l’intera durata della concessione cinquantennale di cui al comma 2 dell’Art.4 del presente atto. Ogni eventuale sub-concessione potrà essere consentita solo previo assenso esplicito del Ministero della Difesa.



6. Nelle more di adozione della concessione di cui all’Art. 4 comma 2 del presente atto, il Comune di Vicenza è autorizzato, previo assenso esplicito del Ministero della Difesa, ad accedere all’area al fine di avviare gli interventi di cui al comma 3 del presente articolo.


Articolo 6

Realizzazione del Museo dell’Aria



1. A cura del Comune di Vicenza sarà realizzata - nell’hangar n° 6 di cui alla corografia in all. 2, attualmente utilizzato quale ricovero dei beni museali - la nuova sede del Museo aeronautico già esistente nella medesima area e gestito da Associazione privata.



2. Al sostenimento delle spese, previste in 1 milione di euro, di restauro conservativo dell’hangar di cui al precedente comma, nonché di allestimento e riaddobbo si fa fronte con le risorse di cui al punto 2.1 della delibera CIPE n. 15 del 5 maggio 2011.




Fatto, letto e sottoscritto alla data del 07 luglio 2011

giovedì 7 luglio 2011

Variati ha firmato a Roma l’accordo sul Dal Molin: “Giornata storica: Vicenza ottiene la tangenziale e il parco sul lato est”

Pochi minuti fa il sindaco di Vicenza Achille Variati ha firmato a Palazzo Chigi il protocollo d’intesa tra presidenza del consiglio dei ministri, ministeri della difesa, dell’economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti, Anas e Comune di Vicenza sugli interventi di mitigazione e compensazione per l’ampliamento dell’insediamento militare americano all’aeroporto Dal Molin.





L’incontro era stato organizzato dal Commissario di Governo on. Paolo Costa.



Hanno firmato, oltre al sindaco Variati per il Comune di Vicenza, l’on. Gianni Letta per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il ministro Ignazio La Russa per la Difesa, il ministro Giulio Tremonti per l’Economia e le Finanze, il sottosegretario Bartolomeo Giachino per le Infrastrutture e Trasporti e il presidente ANAS Pietro Ciucci.



L’accordo accoglie le richieste del Comune di Vicenza sulla realizzazione della tangenziale nord-est e sulla destinazione a parco del lato est del Dal Molin, fissando anche delle date precise.



Il progetto preliminare per la tangenziale nordest dovrà essere consegnato entro il 31 marzo 2012, a cura della società Autostrada Brescia Padova come già era stato indicato dalle recenti delibere CIPE e con un preciso impegno alla successiva realizzazione. L’iter per il trasferimento della gestione del lato est del Dal Molin da demanio dello Stato al Comune di Vicenza dovrà invece essere completato entro il 31 dicembre 2011.



Inoltre è stata decisa l’apertura di un tavolo tecnico con il ministero delle infrastrutture e dei trasporti per definire in tempi rapidi un pronunciamento sul carattere prioritario del progetto di trasporto pubblico elettrico a Vicenza, in vista di possibili finanziamenti pubblici.



“E’ una giornata storica – è la prima dichiarazione del sindaco Variati – che premia un lungo e faticoso lavoro durato mesi, anzi anni, e caratterizzato dallo sforzo, in cui ho sempre creduto, di arrivare al massimo risultato possibile sulle compensazioni. Oggi i vicentini ottengono ciò che a grande maggioranza avevano chiesto forze politiche, economiche, imprenditoriali ed associazionistiche come indispensabile mitigazione dell’impatto provocato dalla nuova base americana sulla città, cioè la tangenziale nordest che alleggerirà i quartieri dal traffico di attraversamento, completando l’anello di circonvallazione attorno alla città. E ottiene anche ciò che migliaia di cittadini, accanto a movimenti, forze politiche, associazioni, hanno chiesto in anni di appassionata mobilitazione, vale a dire la concessione al Comune del lato est del Dal Molin: il futuro Parco della Pace sarà come avevamo indicato un’area verde, a vocazione ambientale, ricreativa e sportiva, un grande spazio a disposizione di tutti, attorno al quale sviluppare un innovativo progetto di partecipazione”.



A cura dell'Ufficio Stampa del Comune di Vicenza

mercoledì 2 marzo 2011

Vicenza copia Berlino «L'aeroporto si fa parco e aprirlo costerà poco»

IL DAL MOLIN. L'architetto tedesco Kipar in visita con il sindaco sul lato est dell'ex aeroporto
Il paesaggista che ha riprogettato l'ex scalo di Hitler: «È un'area che non va riempita ma vissuta. Un'occasione unica per la città»
Vicenza come Berlino. Il lato est del Dal Molin come Tempelhof, l'aeroporto di Hitler nel cuore della capitale tedesca. Sulla vasta area dove un tempo atterravano gli aerei, migliaia di persone a godere di uno spazio reso pubblico, aperto ai bambini sui pattini, ai nonni in bicicletta, alle coppie a braccetto. Da zona off-limits a parco della pace.Per ora è “solo” un'idea. Una visione. È quella del sindaco Achille Variati, che potrebbe diventare realtà grazie al contributo dell'architetto tedesco Andreas Kipar, il paesaggista che sta trasformando Tempelhof in parco pubblico e che ieri è “sceso in pista” al Dal Molin: «Bisogna entrarci per capire quant'è grande quest'area - dice in perfetto italiano, dopo il sopralluogo con gli amministratori comunali -. E per capire che qui al Dal Molin il parco esiste già: basta resistere alla tentazione di riempire quel vuoto, uno spazio irripetibile per il paesaggio del Nordest».
IL SOPRALLUOGO. L'architetto Kipar, uno dei nomi di spicco tra i paesaggisti europei, non ha attualmente alcun contratto con il Comune. È la seconda volta, però, che il sindaco lo incontra nell'ambito di un percorso di riflessione sul progetto del parco della pace. E ieri c'è stata la prima visita sul campo. Con lui,all'ex aeroporto, c'erano il primo cittadino, gli assessori Antonio Dalla Pozza (Ambiente) e Giovanni Giuliari (Pace), il capo di gabinetto Jacopo Bulgarini d'Elci, i dirigenti comunali al verde pubblico e all'ambiente, e il progettista Flavio Albanese.In attesa che il governo esca dalle secche e che Stato, Comune, Provincia e Regione possano mettere la firma sull'accordo sulle “compensazioni”, Variati prova ad imprimere la rotta.
IL PARCO C'È, COSTI MINIMI. «Quando mai capita ad una città come Vicenza di poter disporre di uno spazio verde di queste dimensioni?». Brillano gli occhi all'architetto Kipar a sopralluogo ultimato. Non sono i 200 ettari di Tempelhof, ma i 60 del lato est del Dal Molin «sono un'area in proporzione ancora più vasta». La sua filosofia è semplice. Primo: «Scordarsi i parchi-giardini di stampo otto-novecentesco». Secondo: «Riutilizzare l'esistente» perché «in realtà il parco esiste già, bisogna solo farlo vivere, aprirlo alle persone». Un frammento di pista diventa un viale: «Immaginate mille bambini che pattinano là sopra». L'area verde può accogliere le famiglie: «Immaginate 150 sdraio e un tendone e, sotto, un po' di musica». E poi il laghetto, prati da curare e altri da lasciare allo stato naturale. Il tutto su un'area di Vicenza che i vicentini non conoscono. Ma il senso del progetto è anche economico: «Il parco della pace costa poco - dice Kipar -. Basterebbe un «limitato budget di gestione». Quanti giardinieri? «Al parco non serviranno tanti giardinieri, ma tante persone che lo vivono».
APRIRE AI CITTADINI. E proprio dai cittadini potrebbe partire il progetto. «A Berlino, prima di decidere la trasformazione in parco, l'aeroporto fu aperto alla gente - ricorda Kipar -. Da allora, dopo che i cittadini toccarono con mano, il consenso al progetto è esploso». Un percorso che stuzzica il sindaco: «Cercherò di creare dei momenti in cui i vicentini abbiano la possibilità di entrare in quel luogo, di viverlo, di camminarci: poi ne riparleremo». Variati è consapevole che sull'area ci sono anche altre idee, come quella di ospitare un centro di protezione civile. «Tutte le idee sono legittime - osserva - ma se si tocca con mano quell'area si capisce qual è la strada. Ha ragione l'architetto: il parco c'è già, non bisogna avere la smania di riempirlo». Vicenza come Berlino. Ma in un Nordest superurbanizzato c'è spazio per un approccio culturale come quello berlinese? «È una bella sfida - risponde Kipar - Vicenza potrebbe aprire uno spazio di sperimentazione, un parco-laboratorio che “rompa” con le città codificate. Bisogna evitare due mali: l'indifferenza rispetto all'eccezionalità della situazione; e la banalità, quella che fa dire: “cosa vuoi che sia...”. L'occasione è irripetibile».

mercoledì 9 febbraio 2011

Parco della pace: il sindaco incontra il paesaggista tedesco Andreas Kipar

Parco della pace: se n’è parlato oggi a palazzo Trissino in un incontro coordinato dal sindaco Achille Variati, assieme all’assessore al verde urbano Antonio Dalla Pozza, a cui ha partecipato Andreas Kipar, noto architetto e paesaggista tedesco con studio a Milano, autore di numerosi piani del verde di città italiane e straniere. “Un incontro molto importante e significativo – ha detto il sindaco – nell’ambito dell’impegno che l’amministrazione sta mettendo nella progettazione della nuova Vicenza. In questi mesi l’assessore Dalla Pozza e io abbiamo ascoltato il parere e i suggerimenti di diversi esperti, vicentini e non, sul tema del verde e della riconversione di spazi urbani. Stiamo cominciando a costruire un pensiero sul quel grande tesoro che è l’area verde del Dal Molin. Un tesoro che speriamo possa diventare presto della città, con la firma dell’accordo di programma tra Comune, Provincia, Regione e Stato che sancirà la possibilità di convertire il lato est del Dal Molin in area a vocazione verde e ambientale, destinata ai cittadini e a iniziative di socializzazione, svago, cultura. Non appena arriverà la firma dell’accordo di programma partirà un percorso di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini e delle tante associazioni che hanno idee e progetti per trasformare quest’area, chiusa e preclusa per molto tempo, in un nuovo polo di crescita civile della nostra città. E i suggerimenti degli esperti che stiamo ascoltando costituiranno un ottimo punto di partenza per importare a Vicenza il meglio delle più avanzate sperimentazioni urbane attuate in Europa in questi anni”.

Curriculum e foto di Andreas Kipar: http://www.ecohousing-art.it/andreas-kipar/

A cura dell'Ufficio Stampa del Comune di Vicenza

martedì 10 novembre 2009

Rilevazioni Arpav al Dal Molin, i rumori del cantiere non sono fuori legge

LA EDERLE 2. I primi risultati del monitoraggio

Da "Il Giornale di Vicenza" di Martedì 03 Novembre 2009, Cronaca, pagina 22, di Gian Marco Mancassola

Nessun decibel fuori norma. Quello del Dal Molin non sarà un cantiere silenzioso, ma non è nemmeno spaccatimpani. Questo è l’esito delle rilevazioni fonometriche curate dall’Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente, su sollecitazione del Comune. «Dal rapporto di prova presentato dal dipartimento provinciale Arpav - scrive l’assessore all’ecologia Antonio Marco Dalla Pozza in risposta alle interrogazioni del consigliere Giovanni Rolando - si evidenzia che non vengono superati i valori limite di accettabilità sia per il periodo diurno che per il periodo notturno». I confini acustici di riferimento sono fissati a 70 decibel di giorno e 60 decibel di notte. le rilevazioni, compiute a diverse distanze, non superano mai i 64 decibel. Anche volendo applicare la griglia più restrittiva, che fissa il limite a 60 decibel di giorno e che il Comune ha inserito nel nuovo piano di zonizzazione acustica non ancora approvato dal Consiglio, il cantiere ha superato la soglia per tre giorni consecutivi, alla fine di settembre, gli unici nell’arco delle due settimane di monitoraggio. Ma i tecnici dell’Arpav fanno notare che «trattandosi di attività di cantiere a carattere temporaneo, la legge prevede deroghe ai valori limite».
Dalla Pozza si dice disponibile a «interessare le autorità militari affinché acconsentano alla modifica degli orari di inizio dei lavori e venga stilato in tal senso un calendario delle attività affinché la popolazione circostante sia edotta sullo svolgimento dei lavori». Rolando, nelle vesti di presidente della commissione “Servizi alla popolazione”, non ha perso tempo e ha scritto immediatamente al comandante Usa William Garrett «perché intervenga a far modificare almeno l’orario d’inizio dei lavori di infissione dei lunghi pali nel terreno Dal Molin, per le fondamenta della nuova base militare Usa. Queste operazioni di cantiere provocano gravi disturbi alla pace e alla vivibilità dei cittadini, continui incessanti rumori molesti che durano ormai da mesi e mesi. Queste operazioni iniziano alle 7.15 del mattino e proseguono per tutto il giorno. Ogni giorno, sabato compreso. Sono certo che vorrà far cessare quello che alle orecchie dei vicentini appare come la negazione di un diritto. Il diritto alla tranquillità, alla quiete e alla qualità del vivere civile».

domenica 13 settembre 2009

Dal Molin, sindaco: base Usa si farà (lanci agenzie)

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo460053.shtml

TgCom.it

Vicenza, "ora momento responsabilità"

"La base americana al Dal Molin si farà, la battaglia contro la sua realizzazione è finita, ora bisogna cominciare a pensare alle compensazioni". Lo ha detto Achille Variati, sindaco di Vicenza, a margine di un convegno a chiusura del festival "No Dal Molin", promosso dai comitati che si oppongono alla realizzazione della base Usa. "E' stata una battaglia coraggiosa - ha aggiunto il sindaco - ora arriva il momento della responsabilità".

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=73002&sez=NORDEST

Il Gazzettino

Vicenza. «Base Usa, battaglia persa»
Variati congeda i "No Dal Molin"

Il sindaco: «Ora è meglio pensare alle compensazioni»
La pasionaria Bottene: «Resteremo guardinghi»

VICENZA (12 settembre) - «La base americana al Dal Molin si farà, la battaglia contro la sua realizzazione è finita, ora bisogna cominciare a pensare alle compensazioni». Lo ha detto Achille Variati, sindaco di Vicenza, a margine di un convegno a chiusura del festival “No Dal Molin”, promosso dai comitati che da anni si oppongono alla realizzazione della nuova base Usa. «È stata una battaglia coraggiosa - ha aggiunto il sindaco - e non tutti hanno fatto tutto quello che si poteva fare, ma noi sì. Ora arriva il momento della responsabilità». Lo stesso sindaco ha chiesto quindi al movimento di accettare quella che considera ormai una realtà incontrovertibile e di non proseguire con la protesta fine a se stessa.«È arrivato il momento - ha detto - di parlare di compensazioni e di ciò che Vicenza può ottenere in cambio del sacrificio che è chiamata a compiere». Non alza bandiera bianca, ma anche il movimento dei contrari alla nuova base americana di Vicenza, i “No Dal Molin”, ammettono che la battaglia contro l'opera del Pentagono è persa, dopo tre anni di lotte. «Ma non intendiamo mollare e abbandonare tutto» ha detto stasera Cinzia Bottene, consigliere comunale e portavoce del comitato. «Resteremo guardinghi - ha aggiunto Bottene - perché la città di Vicenza possa avere quei vantaggi che le spettano: ci riferiamo alla tangenziale nord, che come ha detto il sindaco non deve diventare un raccordo tra le due basi americane, e la zona est dell'area che deve essere concessa dal Demanio alla città per diventare un parco verde a disposizione dei cittadini».I lavori per la costruzione di camp Ederle 2 stanno procedendo a ritmo spedito e si concluderanno, secondo i programmi, nel marzo 2012. «Il comitato Dal Molin continuerà ad esistere e a lavorare sul territorio - ha concluso Bottene - sempre attento a tutti gli aspetti connessi alla costruzione della base americana».

http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/144472

L'Unione Sarda

Base Vicenza, il Sindaco si arrende:
"Battaglia finita, ora le compensazioni"

"La base americana al Dal Molin si farà, la battaglia contro la sua realizzazione è finita, ora bisogna cominciare a pensare alle compensazioni"

Lo ha detto Achille Variati, sindaco di Vicenza, a margine di un convegno a chiusura del festival 'No Dal Molin', promosso dai comitati che da anni si oppongono alla realizzazione della nuova base Usa. "E' stata una battaglia coraggiosa - ha aggiunto il sindaco - e non tutti hanno fatto tutto quello che si poteva fare, ma noi sì. Ora arriva il momento della responsabilità". Lo stesso sindaco ha chiesto quindi al movimento di accettare quella che considera ormai una realtà incontrovertibile e di non proseguire con la protesta fine a se stessa. "E' arrivato il momento - ha detto - di parlare di compensazioni e di ciò che Vicenza può ottenere in cambio del sacrificio che è chiamata a compiere".

Sabato 12 settembre 2009 19.22

La reazione del Presidio

http://www.nodalmolin.it/spip.php?article545

Variati si arrende, i vicentini no

C’è chi prende paura di fronte ai primi ostacoli e «alza bandiera bianca», come ha detto questa sera il Sindaco di Vicenza, Achille Variati. E chi continua a credere che un cantiere aperto non possa sgomberare il campo dai soprusi e dalle devastazioni del progetto statunitense: e questi sono tante donne e tanti uomini della città di Vicenza, che Variati non ha più il coraggio di rappresentare.
«Ora arriva il tempo della responsabilità», ha detto Variati; e questo concetto, così nobile, il sindaco l’ha coniugato con la resa: la sua responsabilità, infatti, si realizza nell’abbandonare la città e il territorio al loro destino, per stringere la mano ai generali a stelle e strisce.
Ma non vogliamo fargliene una colpa: non tutti hanno il coraggio di portare fino in fondo le proprie convinzioni; c’è chi di fronte ai primi ostacoli si spaventa, preferisce tirarsi indietro, abbassare la testa piuttosto che reclamare giustizia.
Che si assuma la sua responsabilità, Achille Variati: quella di aver permesso, con la sua resa, il possibile scempio di Vicenza; noi continueremo ad assumerci la nostra: quella di voler continuare a inseguire un sogno, quella di continuare a difendere democrazia e partecipazione, quello di reclamare il rispetto della nostra dignità.

martedì 7 luglio 2009

La scorciatoia

Sono passati tre anni e mezzo da quando, come consigliere comunale di minoranza, feci la prima interrogazione sulla vicenda "Dal Molin". Ancora non se ne parlava in città, tutt'al più se ne sussurrava. E nel Dicembre 2005 iniziavo a chieder conto di una voce che, via via, si era fatta sempre più insistente. Poi, a Maggio del 2006, la scoperta del progetto della nuova base al "Dal Molin", che qualcuno teneva nascosto da quasi un mese nel palazzo che oggi frequento da assessore. E ancora il dibattito in Consiglio dell'Ottobre 2006, la prima manifestazione del 10 Dicembre, e poi quella oceanica del 17 Febbraio 2007.
E poi... tanti altri momenti, alcuni anche di tensione, sino alle elezioni del 2008, con un Sindaco eletto anche sulla spinta della contrarietà dichiarata a quella base, senza aver mai ceduto nemmeno una volta all'antiamericanismo, alla violenza, all'ambiguità dei distinguo.
In mezzo c'è stata anche la mia contrarietà prima, il tentativo poi di operare politicamente per avere una "riduzione del danno" ed evitare guai peggiori dal punto di vista urbanistico, viabilistico ed ambientale (così come parte dei cittadini chiedevano), poi nuovamente la richiesta che la base non si facesse in quel luogo.
Il resto è storia recente, con i pronunciamenti del Tar e del Consiglio di Stato, con il referendum autogestito, con la "coda" delle proteste e dell'inizio dei lavori.
Ognuno poi ha proseguito il proprio percorso, chi con ancora più decisione, chi sempre meno convinto a mano a mano che il tempo passava e la base iniziava ad essere costruita.
Tutto nei limiti, quasi sempre, della legalità, con la maggior parte dei cittadini contrari alla base sempre in movimento dentro al solco, profondo, della nonviolenza e della democrazia.
Tutto così, fino a Sabato.
Tutto così, fino a quando qualcuno non ha deciso di usare la via più breve per lanciare il proprio messaggio.
E la scorciatoia della democrazia ha preso il nome di violenza.
Una violenza non tanto contro le forze dell'ordine, che forse erano già preparate a questo esito, quanto piuttosto nei confronti di chi credeva ancora, nelle prime ore del pomeriggio di sabato, che la manifestazione si sarebbe svolta come tutte le altre volte, con le donne davanti ed i bambini dietro, senza problemi.
E chi oggi racconta di un attacco premeditato delle forze dell'ordine, sa di essere bugiardo, mente sapendo di mentire, tradisce e fa di nuovo violenza a chi era stato tenuto lontano apposta dalla testa del corteo, da chi non sapeva che cosa stesse accadendo là davanti, da chi ricordava Genova e pensava, questa volta a torto, di esserci ritornato.
Io c'ero, e posso permettermi di dire questo perchè ho visto.
Così come c'ero a Genova, e posso permettermi di ricordare e di raccontare perchè anche lì ho visto, anche se ho visto solo una parte, forse la meno peggio di tutto quel che avvenne in quei giorni di Luglio.
Chi oggi racconta che il corteo di lì non poteva passare perchè troppo a contatto con la polizia, deve spiegare perchè poi, a scontri avvenuti, il corteo sia ugualmente passato davanti a carabinieri e poliziotti invece di sciogliersi davanti al Presidio.
Chi oggi racconta che non c'era spazio per mediazioni deve spiegare perchè, quando le mediazioni sono state proposte prima degli scontri, le ha rifiutate senza motivazioni e facendo invece avanzare gli incappucciati con gli scudi di plexiglas ed i sassi in mano.
Chi oggi racconta di uno scontro avvenuto perchè le forze dell'ordine non erano dentro al recinto dell'aeroporto, ma solo in minima parte anche fuori, deve spiegare perchè il 17 Febbraio si manifestò anche se le forze dell'ordine erano per strada.
Chi oggi racconta che gli incappucciati con gli scudi di plexiglas ed i mascherati con i caschi erano lì per proteggere "donne e bambini", deve spiegare perchè, oltre agli scudi con cui fare barriera davanti ai carabinieri, ci fossero anche delinquenti con in mano sassi grandi come un pugno, bottiglie di vetro, estintori, fumogeni e bombe carta, e li abbiano lanciati da subito sui carabinieri.
Ma chi oggi racconta tutte queste balle lo fa scientemente perchè vuole ancora una volta fare violenza a chi ha scelto il pacifismo e la democrazia, il rispetto delle regole e l'amore per la propria città come cifra del proprio agire.
E non importa che le cose sabato siano andate meno peggio di come avrebbero potuto, che lo scontro sia durato solo pochi minuti. Le cose non dovevano andare così. Punto e basta.
Chi mistifica i fatti di sabato vuole fare violenza con le parole nello stesso modo col quale le parole sono state usate per fare violenza alla città, con la parola "ampliamento" al posto di "nuova base", parlando di "opportunità" anzichè dei danni ambientali, utilizzando la "ragion di Stato" al posto della "democrazia" e del "federalismo".
Chi oggi non racconta la verità su sabato fa anche peggio, perchè alla violenza delle parole contro gli altri manifestanti ha unito la violenza delle pietre contro le forze dell'ordine.
Chi oggi non racconta la verità sa che sabato ha usato una squallida scorciatoia per arrivare ad attirare (forse) l'attenzione di Obama, perchè una manifestazione senza scontri, come le altre, avrebbe solo ribadito che i vicentini sono gente pacifica e democratica.
Ma questo non avrebbe fatto abbastanza "notizia".
Resto intimamente convinto che sia sempre più da apprezzare il rumore di una foresta che cresce a quello di un albero che cade.
Putroppo, questa volta, il boscaiolo era nascosto tra gli alberi, e ha voluto deturpare, violentandola, quella foresta cresciuta con tanta pazienza.
Chi ha voluto tutto questo, pianificandolo nei minimi dettagli per settimane, rifiutando la ragionevolezza in tutti i momenti in cui era possibile, chi si tiene dentro al movimento delinquenti di ieri che formano delinquenti di oggi, deve solo vergognarsi di quel che ha fatto sabato e - per il bene di chi pacificamente in questi anni si è impegnato in questo cammino - deve essere isolato prima che faccia nuove vittime tra coloro che, democraticamente, hanno speso forze ed idee per dimostrare la giustezza delle proprie opinioni.
Quelli, e solo quelli, a cui va portato rispetto, da parte di tutti, per la compostezza, la dignità e la forza con cui hanno portato avanti un'idea, democraticamente, e cercando di avere sempre a cuore le ragioni e gli interessi di tutta la città e non solo di una parte, ideologicamente ferma a un'epoca che fu orribile e che nessuno di noi si augura torni mai più.

Il questore Sarlo deciso: «Azioni premeditate»

Da "Il Giornale di Vicenza" di Lunedì 6 Luglio, Cronaca, pag.9, articolo di Ivano Tolettini

DOPO GLI SCONTRI. Alcune centinaia di infiltrati hanno impresso la svolta violenta, in parte attesa, al corteo pacifista

Il questore Sarlo deciso:
«Azioni premeditate»


Si è voluto aggredire le forze di polizia «per scatenare un caso e creare un evento mediatico nazionale»


Caschi da motociclista per non farsi riconoscere; grossi scudi di plastica per fronteggiare le forze dell’ordine; fumogeni per creare la turbativa e cercare di entrare nel perimetro della costruenda base americana al Dal Molin.
Ancora, estintori del peso di 5 kg da lanciare contro poliziotti e carabinieri per intontirli (uno ha colpito un ufficiale dell’Arma creandogli problemi); bulloni e sbarre di ferro sequestrati prima della manifestazione di sabato a Padova e in città. Inoltre, bombe carta per incendiare la siepe, spenta dall’intervento dei vigili del fuoco.
Non è propriamente il cocktail da servire all’ombra di un ramoscello d’olivo di un corteo pacifista, anche se a volere e ingaggiare il corpo a corpo con le forze dell’ordine a ponte Marchese è stato un numero limitato, non più di duecento persone, rispetto alle 10 mila persone (3500 per la questura, 13 mila per gli organizzatori) che hanno voluto sfilare per scandire il loro “No Dal Molin”. Molti dei teppisti, quelli che saranno identificati, saranno denunciati per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e altri reati che la procura riterrà opportuno eventualmente contestare.
Il giorno dopo il questore Giovanni Sarlo, attorniato dai suoi funzionari, traccia il consuntivo di una manifestazione che ha riservato quanto tutti si immaginavano. «Anche perché - spiega pacato - se il corteo fosse stato tranquillo, come avrebbe dovuto senza le infiltrazioni esterne, non ci sarebbe stato l’evento mediatico con il ritorno a livello nazionale che invece c’è stato».
Come dire, col minimo sforzo, pochi minuti di scontri, il caso Vicenza è rimbalzato all’attenzione dell’opinione pubblica (prima notizia di Televideo e ampi servizi in tutti i telegiornali nazionali fino a ieri pomeriggio) come antipasto delle prevedibili e consuete proteste in occasione di ogni G8. Che quest’anno si svolgerà sull’asse L’Aquila-Roma.
PROVOCAZIONE.Il questore Sarlo calibra le parole, ma non può esimersi dall’analisi di quelli che per lui sono i dati oggettivi. «C’è stato un salto di qualità in questa manifestazione - osserva - perché si è visto quello che finora non si era mai registrato: la violenza. Circoscritta e limitata, ma pur sempre violenza è stata. Ed è un peccato, perché la stragrande maggioranza dei manifestanti è gente per bene che vuole rappresentare la propria idea di dissenso in termini civili, come si dovrebbe fare. Il fatto che si sia ricorsi alla violenza come mai prima d’ora si era constatato in questi cortei significa pur qualcosa. Intendiamoci, noi non siamo i santi e loro non sono i demoni, ma ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Fin dall’inizio c’è stato un piano preordinato per ingaggiare uno scontro con polizia e carabinieri. Questo è stato pacifico. I momenti caldi sono stati due e le telecamere hanno ripreso bene che cos’è accaduto».
PATTI CHIARI. «Nessun accordo è stato mai fatto con gli organizzatori - aggiunge Sarlo -. Ho spiegato ai rappresentanti del Presidio in maniera chiara che non avremmo consentito l’ingresso nella base in costruzione perché in nessuna parte del mondo si può entrare in un’area militare. Inoltre, non si può lasciare il corteo sulla strada senza la presenza delle forze di polizia. Neanche nel paese dei puffi lo si fa. Abbiamo dislocato adeguate misure per evitare sfondamenti, tanto che ci siamo posizionati lungo l’argine perché se non l’avessimo fatto, viste le palesi intenzioni di alcuni, ci sarebbe stato il tentativo di ingresso nell’area. Tra l’altro, l’argine del Bacchiglione non è una strada, ma è del demanio e ci siamo schierati a difesa».
ATTACCHI. L’avvisaglia che sarebbe stato un pomeriggio ad alta tensione la si è avuta già in via degli Aeroporti a Rettorgole, dopo poche centinaia di metri dalla partenza, quando alcune decine di disobbedienti si sono diretti alle chiuse per gettare un simulacro di passerella per raggiungere l’argine e la rete di recinzione dell’ex aeroporto.
«Questa iniziativa dei disobbedienti non ha portato risultati e durante l’azione - spiega il questore - sono stati lanciati sassi e sono stati usati fumogeni contro il dispositivo di difesa». Poco dopo, davanti al corteo dove fino a quel momento la situazione era del tutto tranquilla, sono apparsi i “guerriglieri” con i caschi e le maschere, muniti di grossi scudi di plastica.
«Usando anche petardi ed estintori contro i carabinieri, come di recente è avvenuto a Torino - afferma Sarlo -, il gruppo di facinorosi voleva raggiungere la recinzione, ma è stato subito disperso. Quindi, mentre il reparto mobile della polizia di Padova bloccava la zona, abbiamo detto chiaro e tondo che i manifestanti avrebbero dovuto togliersi i caschi e gli scudi di plastica, oppure il corteo finiva lì. La mediazione è stata lunga, ma siamo stati irremovibili anche sulla circostanza che in testa al corteo tornasse la gente tranquilla e che i nostri uomini avrebbero accompagnato la manifestazione com’è sempre successo. Questo è avvenuto e non ci sono stati più problemi».
SBARRE DI FERRO E DENUNCE. I carabinieri prima della manifestazione vicino all’area di servizio di strada Sant’Antonino hanno rinvenuto 20 sbarre di metallo che avrebbero dovuto essere usate contro le forze dell’ordine. I funzionari delle varie sezioni della questura, con i colleghi delle altre province interessate, sono impegnati nell’identificazione di quanti sono stati protagonisti della scaramuccia di ponte Marchese. «Denunceremo tutti -, conclude Sarlo -, mentre i controlli lungo tutta l’area e il perimetro della base proseguiranno fino a quando saranno ritenuti necessari».
Fin qui l’analisi del capo della polizia vicentina, il quale ribadisce che l’area dell’ex Dal Molin è “off limits”.
«Ho esposto i dati oggettivi come si sono delineati l’altro giorno - conclude - quanto al resto è politica e io non ci metto becco. Sono questioni nelle quali non entro. Il fatto è, che sabato alcune centinaia di persone sono venute a Vicenza per cercare lo scontro con le forze dell’ordine. Questo, mi pare, col pacifismo e la gente che vuole rivendicare le proprie idee con spirito democratico, e che rispetto molto, non c’entra nulla. Con i facinorosi si applica la legge e le forze di polizia devono fare il proprio dovere. Sabato l’abbiamo fatto».

Tafferugli al corteo dei No Base

Da "Il Giornale di Vicenza" di Domenica 5 Luglio, Cronaca, pag.11, articolo di Diego Neri

LA MANIFESTAZIONE ATTORNO AL DAL MOLIN. Dalle 15.30 tensione, non si parte. Sul ponte del Marchese faccia a faccia con sassi, gas e botte. Poi la pausa al presidio


Tafferugli al corteo dei No Base


“Contatto” e lacrimogeni tra disobbedienti e forze dell’ordine. E dopo 2 ore 10 mila in marcia pacifica


I temuti scontri sono avvenuti. Tafferugli durati poco più di un minuto, ma che hanno visto da un lato il lancio, da parte di un gruppetto di disobbedienti, di sassi, fumogeni, biglie e tre grossi petardi contro i carabinieri, e dall’altro una carica di alleggerimento con i lacrimogeni. Cinque carabinieri e un poliziotto sono rimasti lievemente feriti.
Erano le 16.55. È stato il momento di tensione più forte in una giornata segnata sul calendario da mesi. Il 4 luglio i No Dal Molin si giocavano molto nella loro festa dell’indipendenza di Vicenza; dall’altra, le forze dell’ordine volevano impedire in tutti i modi che i manifestanti entrassero nell’area militare dove si sta lavorando per la nuova base americana.
Il corteo, alla fine, c’è stato con la partecipazione indicata alla vigilia - circa 10 mila persone: 3 mila per la questura, 13 mila per gli organizzatori -, e a parte quel minuto di botte che lo ha bloccato a lungo è sfilato pacificamente da Rettorgole fino a viale Dal Verme. «Un successo», spiegano dal presidio permanente. Ma vittoria la canta anche il questore Sarlo, che con il colonnello dei carabinieri Sarno aveva pianificato un servizio d’ordine d’eccezione. Mai, in città, per le manifestazioni anti-base, si erano viste tante divise. Più di 1500, secondo le stime di ieri, con l’aeroporto presidiato in massa e funzionari giunti da tante città italiane a controllare la zona nord della città.
Fra i tanti personaggi pubblici presenti ieri in un pomeriggio caldo e molto afoso - i residenti delle vie lungo il tragitto hanno lasciato i rubinetti aperti per consentire di dissetarsi - hanno risposto all’appello anche alcune centinaia di giovani militanti dei centri sociali, nell’area dei Disobbedienti. Sono arrivati a Caldogno con i caschi. A Padova, la polizia aveva fermato un gruppo di persone diretto a Vicenza con biglie, bulloni e maschere antigas. «Era un attacco preordinato», ha commentato Sarlo.
Il corteo è sfilato regolarmente fino a Ponte Marchese. Quando gli organizzatori si sono accorti che c’erano i carabinieri, di là dal ponticello, hanno fermato il serpentone con le bandiere colorate. In quella mezz’ora, un gruppetto di disobbedienti con delle tavole di legno ha attraversato il fiume, che era controllato anche dai sommozzatori dei vigili del fuoco, cercando di risalire l’altra riva lanciando dei fumogeni per raggiungere la recinzione dell’area militare; ma i carabinieri li hanno respinti.
Subito dopo, altri disobbedienti con un gruppo di giovani vicentini hanno indossato i caschi e si sono posti alla testa del corteo. In totale, 150-200 persone. Dietro allo striscione “No Dal Molin, Yes we can” e la basilica palladiana stilizzata, hanno messo delle barriere di plexiglass. «Serviranno per tenere lontani carabinieri con scudi e manganelli dal corteo», ha annunciato lo speaker. Il ragionamento degli organizzatori è che la presenza di divise lungo il tragitto «era una provocazione».
In realtà, quando quel gruppetto è avanzato, anzichè passare dritto ha virato verso lo schieramento del battaglione: con le barriere hanno spinto i carabinieri, ed è iniziato a volare di tutto. Da una parte sassi, biglie, fumogeni e la schiuma degli estintori; si sono sentiti tre grossi botti, probabilmente petardi. Non è mancato chi ha parlato di molotov o di bombe carta. Alcune sterpaglie hanno preso fuoco. I carabinieri hanno risposto a manganellate e con i lacrimogeni. Con quel denso fumo - sostanze irritanti e urticanti - il manipolo è tornato sui suoi passi. In tanti, nei paraggi, hanno avvertito bruciore agli occhi e alla gola. E il corteo si è fermato.
La pausa è durata quasi un’ora e mezza. L’assessore comunale alla Sicurezza, Dalla Pozza, che aveva cercato di mediare e che ha definito quegli scontri «una tristezza», ha tentato a lungo di far trovare un accordo. Gli organizzatori hanno cercato una linea comune, e alla fine è prevalsa quella più pacifica. «Passiamo lo stesso, anche se ci sono le divise». I carabinieri sono rimasti al loro posto, e il corteo è sfilato “protetto” da una ventina di manifestanti senza caschi né sassi. Lo stesso è avvenuto più avanti, davanti all’aeroporto civile.
In quel momento, intorno alle 18.30, è sfilato il corteo così com’era stato organizzato: la consueta festa di bandiere e di slogan contro la base e per un mondo diverso, che è possibile. «Senza guerra», hanno ripetuto i tanti gruppi politici, cattolici, di cittadini che avevano formato il serpentone. Dei disobbedienti, a quel punto, nessuna traccia. È rimasto Luca Casarini, in testa al corteo.
La minaccia di pioggia ha convinto tutti a tornare a casa, giunti in viale Dal Verme, così come aveva suggerito il sindaco Variati a Dalla Pozza. Mezz’ora dopo era già grandine.