martedì 13 ottobre 2009

Mettiamo l’ambiente nel cuore del Veneto


Il PD Veneto, con Andrea Causin segretario regionale, può e deve porsi l’obiettivo di essere la più grande forza ecologista italiana ed europea. Così sarà più forte e credibile nel candidarsi a governare la Regione Veneto.

METTIAMO L’AMBIENTE NEL CUORE DEL PD
PER USCIRE DALLA CRISI ECONOMICA E
DARE UN FUTURO ALL’ITALIA!

Il Veneto, oltre a presentarsi come una delle regioni più industrializzate d’Italia, è anche tra le aree maggiormente urbanizzate: il patrimonio edilizio regionale ad uso residenziale si aggira sui 560 milioni di metri cubi, corrispondenti a ben il 22% del totale italiano. Si tratta per lo più di costruzioni che hanno visto oltre 40 anni di storia.
Gli edifici giovani, costruiti cioè dopo il 1982, sono infatti solo il 19% del totale. Per il resto, il 40%
degli edifici è stato costruito prima del 1961 e il 15,5% di questo risale a periodi antecedenti al
primo conflitto mondiale. Al loro fianco, si contano numerose le abitazioni nate tra il ’62 e l’81 (il
41% del totale) quando, con il boom economico italiano, anche il Veneto ha investito sul mattone.
La superficie media di un alloggio risulta essere di 110 metri quadri, il consumo annuale di energia si attesta sulle 1,6 Tep (Tonnellate Equivalenti Petrolio) per ogni alloggio, circa 170 kWh al metro quadro annui: questi consumi renderanno impossibile partecipare agli obiettivi del Protocollo di Kyoto, e quindi a risparmiare energia, produrre meno emissioni inquinanti e spendere meno denaro in inefficienze.
Il compito di adeguare il parco edifici del Veneto alle esigenze di un’Europa sempre più attenta al
valore dell’energia spetta alla politica veneta, che deve impegnarsi verso uno sviluppo economico
che veda crescere anche la qualità della vita dei cittadini Veneti.
La “rivoluzione energetica” su cui si sta impegnando l’Europa con l’accordo sul clima che impone
ai paesi membri il 20% di riduzione delle emissioni di CO2, il 20% di risparmio energetico e il 20% di produzione di energia da fonti rinnovabili per il 2020, non solo è indispensabile per fare bene la parte che ci compete come Paesi industrializzati nella lotta ai cambiamenti climatici, ma è anche una grande frontiera di innovazione tecnologica, di competizione economica, di industrializzazione.
L'ambiente deve contare nell’agenda della politica italiana e veneta. Perché l’ambiente non è una politica tra le altre: è un valore, un interesse generale cui ispirare tutte le scelte della politica, e rappresenta una straordinaria opportunità per l'economia.
Siamo nel pieno di una grave crisi economica globale, che si intreccia con quella climatica ed ambientale. Per affrontare la crisi – affiancando alla difesa dei più deboli che perdono il lavoro e delle imprese in difficoltà la scommessa sull’innovazione e sull’economia del futuro – anche l’Italia deve puntare sulla green economy. Una nuova economia verde capace di produrre più ricchezza con meno consumo di energia e di materie prime, riducendo le emissioni inquinanti per salvare il clima.

alla green economy come risposta alla crisi economica e climatica e come motore di sviluppo,nuova occupazione, innovazione tecnologica, nel quadro degli impegni europei “20-20 20” e degli accordi internazionali per il clima.

all’edilizia di qualità, al risparmio energetico, alla sicurezza antisismica. Il credito di imposta del 55% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio deve divenire permanente e va esteso alla sicurezza antisismica. Va avviato un piano di investimenti per l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici pubblici.

ad un Piano Casa che NON apra una nuova stagione di cementificazione ed espansione degli insediamenti residenziali, commerciali e produttivi, ma che punti alla riqualificazione degli edifici secondo i più recenti protocolli di sostenibilità energetica ed ambientale.

a misure per ridurre la produzione dei rifiuti, aumentare la raccolta differenziata puntando sul “porta a porta” per raggiungere l’obiettivo del 65%, realizzare gli impianti necessari per il trattamento, lo smaltimento, il recupero di materia e di energia.

No al nucleare, pericoloso e costosissimo, NO a rilanciare il nucleare di vecchia generazione nel territorio veneto, che prefigura la militarizzazione delle aree destinate ad ospitare le centrali, e scarica i costi ambientali ed economici di questa scelta sui cittadini.
a una riforma fiscale regionale che incentivi le produzioni e comportamenti ecologici, alleggerisca il prelievo su lavoro e imprese, scoraggi lo spreco di materie prime e le produzioni più inquinanti.
a fondi di rotazione, l’utilizzo di fonti rinnovabili per la compensazione e la produzione di energia elettrica direttamente dalle aziende.

ai bilanci ambientali e agli acquisti verdi da parte delle pubbliche amministrazioni.

Si deve incentivare il trasporto pubblico con un piano di mobilità regionale, predisponendo collegamenti veloci dai centri alle periferie venete, dando un impulso all’economia e riducendo i consumi di energia.

alle reti di mobilità sostenibili, valorizzando le reti esistenti molte volte sottovalutate. Puntare a combustibili alternativi, ed incentivare ticket di trasporto pubblico per chi lavora.

alle opere utili. La più grande opera pubblica necessaria al Veneto è la messa in sicurezza del territorio minacciato dal dissesto idrogeologico, insieme alla modernizzazione delle reti ambientali ed energetiche: acquedotti, reti fognarie, depurazione.
È necessario ripristinare i fondi per le infrastrutture e consentire agli enti locali di aprire subito i cantieri per piccole e medie opere di riqualificazione del territorio e delle città, per la manutenzione di scuole, ferrovie e strade.

Non occupare altro territorio e riqualificare l’esistente deve diventare una modalità per fare diventare più bello il nostro Veneto.

alla tutela e alla piena valorizzazione del paesaggio. Occorre proteggere la grande biodiversità del nostro patrimonio naturale, le coste e il mare, i parchi, impareggiabili ricchezze culturali, identitarie, economiche.

a buone politiche per la scuola, la cultura, la ricerca. C’è bisogno di più ricerca scientifica, anche per conoscere sempre meglio le dinamiche e i limiti degli equilibri ecologici e per promuovere un uso sostenibile, non predatorio, delle risorse naturali.
Serve più scienza, una scienza che a partire da un rafforzamento del ruolo delle istituzioni scientifiche pubbliche persegua l’interesse generale e non il vantaggio di pochi.
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