martedì 8 settembre 2009

Andrea Causin: Il manifesto del PD per i Comuni del Veneto

I sindaci e gli amministratori locali del Veneto sono in gravi difficoltà nel dare risposta alle esigenze dei cittadini, aumentate anche per effetto della crisi.
A queste difficoltà il Governo fino ad oggi non ha dato risposte concrete.
Dell’attuazione del tanto sbandierato federalismo fiscale non c’è traccia. E per come è congegnata la legge approvata in Parlamento un vero federalismo fiscale si potrà vedere solo tra 8 anni.
Nel frattempo, con i tagli decisi dal ministro Tremonti con la manovra triennale 2009-2011 e i provvedimenti collaterali, la situazione è gravemente peggiorata: tagli non solo diretti sulle risorse per la finanza locale (i trasferimenti), ma anche indiretti, come quelli al Fondo sociale.
Alla diminuzione dei trasferimenti erariali e dei fondi destinanti alle politiche sociali, va aggiunta l’inadeguata copertura del mancato gettito derivante dalla soppressione dell’Ici sulla prima casa (i trasferimenti compensativi previsti per il 2009 coprono solo l’86% del gettito complessivo attestato dai Comuni nel corso del 2008).
Il quadro è aggravato ulteriormente dalla crisi finanziaria ed economica in atto, che ha comportato la diminuzione delle entrate proprie degli enti locali (Ici, addizionale Irpef, oneri di urbanizzazione, imposte quali la pubblicità, ecc.) con l’effetto di mettere in crisi gli equilibri di bilancio dei nostri Comuni del Nord, i cui bilanci si reggono per il 60-70% su entrate proprie e solo per il 30% su trasferimenti statali, a differenza dei Comuni del Sud.
Le regole fortemente restrittive del patto di stabilità interno, inoltre, impediscono a gran parte dei Comuni di poter effettuare investimenti e i pagamenti alle imprese che hanno effettuato lavori, aggravando così lo stato di crisi in cui versa il Paese. Questa situazione colpisce in modo particolare i Comuni virtuosi del Nord Est che in questi anni hanno programmato ed effettuato investimenti.
In conseguenza di tutto ciò, i Comuni versano in una situazione di grave crisi economico-finanziaria.
Circa il 50% dei Comuni delle Regioni del Nord hanno già dichiarato di non poter rispettare gli obiettivi posti dal Patto di Stabilità interno se vogliono effettuare gli investimenti necessari per le comunità locali e non incorrere nella violazione di obblighi contrattuali legittimamente assunti con imprese e fornitori, senza aggravare allo stesso modo la situazione economica locale.
L’attuale normativa a livello nazionale sugli enti locali viola la Costituzione, che riconosce e promuove le Autonomie locali.
Per tutti questi motiviil Pd, e la mozione Franceschini in particolare,stanno dando battaglia per favorire un intervento legislativo che preveda:
1. L’accelerazione dell’attuazione del federalismo fiscale, con misure che correggano o comunque attenuino da subito le disparità tra enti locali delle regioni a statuto ordinario e quelli delle regioni a statuto speciale, in particolare a favore degli enti locali sotto dotati.
2. La copertura integrale a favore degli enti locali del minor gettito derivante dall’abolizione dell’Ici sulle abitazioni principali.
3. L’abolizione delle sanzioni previste per il mancato rispetto del Patto di Stabilità interno già dal 2009.
4. La regionalizzazione del Patto di Stabilità.
5. Per garantire gli equilibri di bilancio, l’applicazione da subito, anche a favore degli enti locali, della moratoria sui mutui in ammortamento degli investimenti, come già fatto per le imprese, dilazionando il pagamento della quota capitale delle rate dei mutui a partire dal 2011.
6. La possibilità anche per i Comuni – come previsto già per i ministeri – di provvedere al pagamento dei residui passivi concernenti le spese per gli investimenti, ovvero di pagare con le disponibilità di cassa le fatture delle imprese che hanno realizzato le opere pubbliche.
7. L’eliminazione della recente norma contenuta nell’ultimo decreto anticrisi che condiziona gli impegni futuri di spesa per investimenti dei Comuni alla certificazione da parte del funzionario del rispetto Patto di Stabilità.
8. La costituzione di un fondo a livello nazionale per promuovere gli investimenti degli enti locali pronti ad aprire i cantieri nel giro di pochi mesi.
9. L’eliminazione del vincolo che impedisce l’utilizzo degli avanzi di amministrazione (indicativi di una amministrazione virtuosa) per effettuare investimenti.
10. L’approvazione da parte del Parlamento della Carta delle Autonomie per definire compiti e funzioni dei diversi livelli istituzionali, eliminando la sovrapposizione che produce confusione, l’allungamento di tempi, la non chiarezza nelle responsabilità e l’aumento dei costi.
11. La definizione di regole finanziare differenziate per le diverse dimensioni dei Comuni semplificando le procedure per i piccoli Comuni (non soggetti al Patto). In particolare, la difesa e il sostegno con misure specifiche dei piccoli Comuni e di tutte le zone di montagna.
12. La possibilità di mettere in condizione gli enti locali, che sono il primo fronte di lotta alla povertà e di argine alla crescita del disagio economico, sociale ed occupazionale, di svolgere un ruolo attivo di welfare locale.


Daniela Sbrollini, deputata
Simonetta Rubinato, deputata e sindaco di Roncade
Pierpaolo Baretta, deputato
Franca Donaggio, senatrice.

Primi sottoscrittori:

Roger de Menech, sindaco di Ponte nelle Alpi (BL)
Antonio Bombonato, sindaco di Costa di Rovigo (RO)
Antonio Dalla Pozza, assessore alle Politiche per la Sicurezza del Comune di Vicenza
Pierantonio Tomasi, sindaco di Marcon (VE)
Luigino Moro, sindaco di San Stino di Livenza (VE)
Mariarosa Barazza, sindaco di Cappella Maggiore (TV)
Massimo Beraldo, sindaco di Ceggia (VE)
Luigia Modonesi, sindaco di Fiesso Umbertano (RO)
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